domenica 20 maggio 2018

Me lo ricordo, papà

Ti aspettavo sul balcone oppure suonavi il campanello e io correvo giù. Il cancellone pesante si apriva e apparivi tu, che dalla macchina mi facevi segno di salire. Aprivo la portiera e mi sedevo in braccio a te, mettevo le manine sul volante e, sopra le mie, le tue. Guidavamo fino al garage, attraversando un pezzo di giardino, nel tramonto delle sere di primavera.
Me lo ricordo, papà.
Mi ricordo anche questo e stasera qualcosa ha voluto che ci pensassi


domenica 13 maggio 2018

Sei stata brava. Brava e forte

Mentre sto per alzarmi dal divano per appoggiare sul tavolo la tazzina di caffè mi arriva negli occhi il ricordo di un vecchio posacenere... L'avevo rubato in un bar insieme agli amici di allora, era azzurro e bianco, disegnato sopra campeggiava lo stemma colorato e sorridente di una nota marca di gelati. Mi chiedo vagamente che fine possa aver fatto, lui come tante altre cose, deve essersi rotto durante lo scorrere di qualche giorno passato.
Sorrido... ripenso alla serata in cui l'avevo rubato, al senso di colpa misto a eccitazione che avevo provato. Me la ricordo, bene, quella sera d'estate rovinata dal solito temporale.
Ripenso a quando lo riempivo di sigarette spente, negli anni in cui fumavo... e fumavo troppo. Ripenso, senza deciderlo, a quegli anni lì... quelli più duri, quelli che se me li avessero descritti prima di viverli io sarei fuggita via senza remore, spaventata a morte, convinta che non avrei mai e poi mai potuto affrontarli. L'immagine della mia mano che si abbassa avvolta nell'ultimo sbuffo di fumo soffiato fuori dalla mia bocca e spegne, sempre con troppa foga, la sigaretta nel posacenere azzurro e divertente... e poi quella stessa mano che sale e cerca la croce appesa al collo... e l'immagine di me che guardo la strada dal balcone, cercando come sempre una soluzione. Mi risiedo sul divano, oggi, a 37 anni, e porto con me la ragazza che ero, obbligandola a sedersi vicina a me e parlarmi perché non lo facciamo da un bel po'.
E se non ci parliamo è merito di un amore... un bell'amore arrivato quando ormai non ci credevo più e che, senza paura, mi ha preso la mano e ha cominciato ad accompagnarmi verso il futuro senza permettermi di guardare dietro, là, dove lei è rimasta a fissarmi. La guardo, adesso, quella ragazza con i capelli lunghi e color rame. Lei, guarda me. Le guardo le mani, sono più forti delle mie, il tempo passa... anche se non ci sembra vero. Più forti sono le braccia e le sue gambe infilate nei jeans strappati. Marina, fidati di me ragazza, hai fatto un bel lavoro, nonostante tutto. Hai fatto in fondo soltanto quello che hai potuto, con quel niente che ti hanno dato in mano e con quegli strappi che arrivavano di notte o di giorno, per farti gridare e stare male... Marina, hai fatto un bel lavoro. E lei annuisce, i suoi occhi sono più grandi, disegnate intorno hanno meno rughe ma i segni di quelle future si vedono già... Parlano chiaro di quello che ha vissuto e vivrà. Annuisce e prende una sigaretta, le unghie lunghissime e smaltate (una di loro ha un orecchino a cerchiolino infilato in un buchino fatto con la punta di un compasso) la sfilano dal pacchetto di chesterfiled light, la portano alla bocca e l'accendono. Respira il fumo, Marina, si scosta i capelli e li sbatte da un lato, poi mi sorride in un modo che conosco perché, ogni tanto, mi capita di farlo ancora. Allunga una mano verso il mio viso e ce l'appoggia addosso. Non è una carezza, e quasi una sberla lenta... lei, allora, non era capace di accarezzare né di lasciare che lo facessero con lei. Io, invece l'accarezzo e lei per un attimo si ritrae... Mi guarda stupita e le dico con lo sguardo che sì, ho imparato a farlo. Hai imparato, Marina, nonostante la vita. Hai imparato, anche se allora non lo sapevi. E in quel tocco tutto, tanto, risale su... milioni di immagini e di rumori. Migliaia di grida e sospiri; frammenti di conversazioni strozzate dal pianto, stralci di preghiere disperate; batticuore di paura, batticuore di adrenalina, batticuore di silenzi. Mani...mani al petto, mani a stringere le mie per farmi coraggio, mani a indicarmi, mani a condannarmi, mani chiuse a pugno contro le facce di chi per strada era mio nemico, mani strette a pugno di notte, impossibili da rilassare. Passi... passi di corsa, passi che si allontanano, passi che ritornano, passi di me che provo ad andare via.... valigie riempite a notte fonda, nella confusione più totale, porte sbattute, porte riaperte e richiuse. Rumore di chiavi, chiavi che chiudono una gabbia.
Marina mi guarda, piange. Lo fa come lo faceva allora, da arrabbiata. La bocca non le trema, lo sguardo è cattivo, gli occhi sono aperti e le lacrime scendono senza ostacoli ma la faccia non si arrende al pianto. Piange così soltanto chi viene mangiato dalla rabbia ogni secondo della sua vita e questo, Marina, allora non lo sapeva.
Mary, Bella, hai fatto un bel lavoro, davvero, nonostante tutto... E allora lei si addolcisce. Mary, Bella, hai vinto un milione di battaglie.
Mary, spegni quella sigaretta e guarda in faccia la donna che sarai. Non so quanto vivremo, ma adesso siamo qui, sedute sul divano io e te. Non avere rimpianti, non distruggerti l'anima, non rimproverarti troppe cose, assolviti... Assolviti.
Sparisce, quella Marina di tanto tempo fa, si dissolve sorridendo nonostante le lacrime... forse l'ho convinta...
Un attimo prima che sparisca le sue unghie aprono il pacchetto e lo avvicinano alla bocca. Pizzica con le labbra il filtro di una sigaretta e la sfila. Sorride, mentre l'accende mi fa l'occhiolino e io rido...
...e ride anche lei. Ride anche lei.
Forse fa in tempo a sentirmi mentre la ringrazio per avermi salvato la vita; per non essersi arresa mai, nemmeno quando diceva che lo avrebbe fatto.
Grazie, ragazza.
Sei stata brava e forte.
Grazie...
Grazie.

13/05/2017

lunedì 9 aprile 2018

Fuggite, donne.

Picture by Luca Di Miceli
Fuggite.
Fuggite da chi vi vuole dome, da chi vi vuole imporre cosa dire, come dirlo e quali parole usare;
Fuggite, donne, da chi si scandalizza per le vostre parole dure, da chi non capisce la vostra ira, da chi vi giudica per l'apparire e non per il vostro essere.
Scappate da chi crede di conoscervi, ma vi vuole uguali a tutte le altre; scappate da chi si spaventa di fronte alla vostra forza, da chi non comprende quanta durezza debba avere un fiore, per rimanere tale, quaggiù.
Scappate, da chi crede che la donna sia una gonna con un corpo dentro ma senza cervello un bel po' sopra la cintura.
Diffidate di chi crede che la volgarità sia nascosta nei vaffanculo e non nelle azioni; evitate gli uomini bisognosi di vedervi fragili e morbide, soltanto per poter sembrare più forti.
Liberatevi dalla gabbia, strappate le catene, sciogliete i capelli dalle code, svolgete le trecce, spettinatevi la testa e non abbiate paura di gridare, quando ne avete voglia.
E ridete.
Ridete in faccia a chi pensa di potervi sminuire, insegnare, comandare, dirigere, giudicare, imporre, educare, riordinare, redarguire, sono persone molto sole, di solito.
E imparate. Da chi non pretende di sminuire, insegnare, comandare, dirigere, giudicare, imporre, educare, riordinare, redarguire, sono le persone più vere, di solito.
Siete (siamo) creature selvagge, come i fiori non coltivati che hanno l'ardire di crescere nei prati incolti; come i cavalli che corrono con criniere lunghe sulle praterie inondate di sole; come l'acqua dei fiumi che scorre sopra le rocce prendendole in giro per la loro stupida staticità; selvagge come la risata spontanea, come le lacrime non silenziose, come le urla del vento, come le nubi in tempesta, come i tuoni che esplodono poco dopo il bagliore del fulmine... e come mille altre forze della natura che, di fronte alle sbarre (siano esse fatte di ferro, terra, abiti, pregiudizi, recinti) sorridono... e le attraversano

lunedì 2 aprile 2018

Ricette golose rivisitate in Low Fodmap - Muffin Pasquali

Picture by Luca Di Miceli
Mi rendo conto di essere andata un pochino sul lungo con i tempi, con questa ricetta: i muffin sono Pasquali e, oggi, è pasquetta (no, non volevo fare rime scontate ), ma credo che siano comunque una piccola bontà dal gusto piacevolmente primaverile, ottimo per la colazione o la merenda. Cercavo il modo di poter mangiare la colomba, o avvicinarmici, pur soffrendo di una malattia infiammatoria cronica (vedi qui, spiegazione nel primo post sul tema) e vagolando nel web mi sono imbattuta in questa bellissima e semplicissima ricetta che ho deciso, semplicemente, di tradurre in Low Fodmap.
Il risultato è stato ottimo, i dolcini sono venuti soffici e profumati e mi hanno fatto sentire un pochino meno sola al momento del dolce del pranzo di Pasqua.
Come sempre, la parola agli ingredienti e alla preparazione, buon divertimento e buon appetito!!

La ricetta originale indica gli ingredienti per 6 muffin, ma a me ne sono usciti 8 di medie dimensioni, anche perché preferivo un dolcino abbastanza piccolo che non riempisse troppo, e dunque:

- 180 g di farina di riso
- 80 g di zucchero semolato
- 60 g di burro (personalmente, in queste ricette, preferisco usare quello morbido da spalmare)
- 80 ml di latte di riso
- 2 uova
- scorza di un piccolo limone (mi raccomando accertatevi che la buccia sia edibile) 
- 50 g di farina di mandorle
- una manciata di canditi all'arancia
- 25 g di zucchero a velo
- circa 20 mandorle
- granella di zucchero
- 1/2 bustina di lievito

1) unite 25 g di farina di mandorle, 25 g di zucchero a velo e un albume e mescolate bene fino ad ottenere un composto cremoso omogeneo e senza grumi, poi mettetelo in frigo: servirà per la glassa.

2) montate con le fruste elettriche burro e zucchero, poi aggiungete il tuorlo avanzato dall'albume utilizzato in precedenza e l'uovo intero.

3) passate alla frusta a mano (io mi sono trovata bene e ho fatto così, ovviamente siete liberi di procedere nel modo che ritenete più opportuno) e aggiungete la farina di riso e la restante parte di farina di mandorle, entrambe setacciate. Amalgamate bene l'impasto.

4) Una volta che il composto si presenta morbido e omogeneo, unite la scorza del limone, i canditi, il lievito setacciato ed il latte di riso; continuate ad amalgamare bene il composto.

5) riempite i pirottini (io utilizzo quelli in stagnola per la cottura, poi li trasferisco in quelli decorativi una volta pronti e raffreddati) per poco più di metà e aggiungete sopra ad ogni muffin un cucchiano di glassa (sì, proprio quella che avevamo messo in frigo a riposare).

6) in ultimo, distribuite su ogni muffin una bella manciata di granella di zucchero e qualche mandorla a piacere (ricordatevi di non esagerare per la questione Fodmap, quindi vi consiglio di non metterne più di 3!)

7) infornate i muffin a 180° per circa 15/20 minuti. (Nel mio forno a cottura ventilata sono stati sufficienti 15 minuti, verificate la cottura con uno stuzzicadenti e state attenti a che non brucino!)

Le nostre mini-colombe sono pronte! Profumano di mandorla, limone e arancia e sono tutte per noi! Buona Pasqua e Buona Primavera, LowFodmappers!




giovedì 12 ottobre 2017

Interi abbastanza da camminare...

Non credere a chi ti dice che non si può guarire.
Si può.
Si può, anche da noi stessi, o meglio da quelli che volevano che fossimo.
Si può guarire da quello che abbiamo assorbito, da quello che abbiamo respirato, da quello in cui abbiamo nuotato e che credevamo ci sarebbe rimasto addosso per sempre come una viscida patina fangosa.
Si può uscirne tutti interi, o quasi... Interi abbastanza da camminare.
Interi e abbastanza forti per ricominciare.

domenica 10 settembre 2017

Muffin fragole e cioccolato ripieni di marmellata - Ricetta rivisitata in Low Fodmap

picture by Luca Di Miceli
Non avrei mai creduto, quando ho aperto questo blog anni fa, di arrivare (tra le altre cose) a parlare anche di "cucina". Sì, cucina tra virgolette, perché non mi voglio prendere titoli che non ho (e nemmeno merito). Così come non voglio farla troppo lunga e tediare chi capiterà qui per caso o volontà, parlando di "ciancerie" noiose e personali. Mi limiterò a dire che un lungo pellegrinaggio per studi medici e ospedali, passando per infiniti esami diagnostici (alcuni per nulla simpatici😁😅) mi ha portata a scoprire di soffrire di una malattia infiammatoria cronica che mi impedisce di mangiare alimenti ad alto contenuto di Fodmap: farlo mi farebbe stare moooolto male. So di non essere l'unica a soffrirne, so che ne esistono diverse e di diverse forme (una delle più comuni è indubbiamente l' IBS o Sindrome dell'intestino irritabile, anch'essa trova sollievo nella dieta a basso contenuto di Fodmap) e so, soprattutto, quanto sia terribilmente difficile dover rinunciare a nutrirsi di alimenti che fino al giorno prima (letteralmente) erano parte della tua quotidianità. So quanto sia terribilmente difficile rinunciare ai sapori, al gusto di sedersi a tavola serenamente perché il rischio di guardare di sottecchi il piatto e vedere il cibo come infido nemico è sempre in agguato. Lo scopo di queste ricette rivisitate in Low Fodmap è solo e soltanto quello di regalarci la possibilità di assaporare qualcosa di buono. Un piccolo momento di gioia e gusto per chi credeva (come me) di non poter mai più addentare un muffin, una torta o un biscotto.
Alcune ricette (tra cui questa) sono semplicemente tradotte in Low Fodmap... che sostanzialmente significa che mi sono messa a cercare online ricette golose, sostituendo quegli ingredienti High Fodmap, che avrebbero potuto danneggiarmi, con ingredienti Low Fodmap e personalizzandole a mio gusto. In questi casi sarà mia premura indicare la fonte della ricetta originale, per rendere giustizia dovuta a chi l'ha pubblicata. Ma, se vi fidate, ve ne proporrò anche di mie... 😊😉.
Un'ultima doverosa precisazione: queste ricette non hanno, ovviamente, nessun tipo di carattere medico/scientifico. Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono, purtroppo, personalissime e diverse tra loro. Chi conosce la dieta Low Fodmap sa che molta della sua efficienza è data soprattutto dal rispetto di determinate quantità per alimento consentito (chi non la conosce, invece, può informarsi in merito anche attraverso i link inseriti in questo stesso post, che son quelli ai quali io sono solita attingere, o a qualunque altra fonte possa essere ritenuta utile), ma è anche vero che molte reazioni e sensibilità sono del tutto individuali. Ritengo anche che chi pensa di soffrire di queste sindromi debba, prima di ogni cosa, rivolgersi a un medico competente. Ognuno si senta libero di modificare la ricetta a suo piacimento e, innanzitutto, sulla base delle proprie reazioni testate.

Che dire, penso di aver già parlato a sufficienza... lascio spazio ai muffin fragole e cioccolato, che mi hanno fatta innamorare al primo morso!
Buon appetito amici! 😘

Ingredienti utilizzati:

picture by Luca Di Miceli
- 300 g di fragole fresche;
- 260 g di farina di riso;
- 160 g di zucchero;
- 90 ml di olio di semi;
- 2 uova;
- 50 ml di latte di riso;
- 100 g di cioccolato fondente a pezzetti;
- un cucchiaio di cacao amaro;
- mezza bustina di lievito per dolci;
- un pizzico di bicarbonato;
- marmellata di fragole  q.b. ;

1) Tagliate il cioccolato fondente a tocchetti di piccole dimensioni;

1) Frullate le fragole dopo averle ben lavate e aver tolto loro il picciuolo e le foglioline;

2) Aggiungete il frullato di fragole in una ciotola in cui avrete già mescolato il latte di riso, l'olio di semi e le uova;

3) In un'altra ciotola setacciate farina di riso, zucchero, cacao amaro, lievito e bicarbonato;

4) Unite quest'ultimo composto al primo, lentamente, continuando a mescolare per non creare grumi e ottenere un impasto cremoso;

5) Aggiungete il cioccolato a pezzetti e mescolate ancora per distribuirlo uniformemente nell'impasto.

Io preferisco cuocere i muffin in pirottini di alluminio, non so quanto possa essere fondata questa convinzione, ma ho la sensazione che cuociano meglio...
E dunque...

picture by Luca Di Miceli
6) riempite i pirottini per 1/3 e poi, aiutandovi con un cucchiaino, appoggiatevi sopra una bella gocciolona di marmellata di fragole (fate attenzione che gli ingredienti della marmellata siano Low Fodmap! e non abbia, in aggiunta, dolcificanti o addensanti a noi dannosi! Io ho usato semplicemente quella di marca Esselunga)

7) ricoprite la marmellata con un altro strato di impasto, in modo da ottenere il ripieno una volta cotti. Non riempite mai i pirottini oltre i 2/3 , mi raccomando!

8) Infornate i muffin a 180° per circa 20 minuti;

una volta sfornati, lasciateli intiepidire per meglio estrarli dai pirottini di alluminio e infilarli in quelli ben più divertenti e colorati....

9) Sedetevi. Prendete un muffin e annusatelo. Guardatelo, pigiatelo, sorridete e... MORDETELO!! 

picture by Luca Di Miceli





(qui potete trovare, qualora lo voleste, la ricetta originale da cui ho preso spunto 😋)














mercoledì 6 settembre 2017

Libera recensione: "Da dove la vita è perfetta", di Silvia Avallone - (Blasting News)

Da dove la vita è perfetta,
Silvia Avallone
 "Da dove la vita è perfetta" è, a mio avviso, un insieme di voci. No, non un coro, nessuna delle voci si pronuncia in assonanza con le altre e anzi, tutte sembrano arrivare da punti ben diversi del corollario emozionale e umano delle esperienze di vita. Voci e suoni differenti, che però al contempo non creano caos e confusione, ma un insieme di esperienze che camminano in equilibrio sulla vita. Lo sfondo è quello di... vedi tutto